Spesso si classificano i problemi in base alla potenziale gravità, ma quelli che per qualcuno sono problemi irrisolvibili, da altri non sono neppure considerati tali. Oppure la valutazione personale cambia a seconda del periodo che si sta attraversando: magari quando si è sottoposti ad un periodo intenso di stress si può “ingigantire” la difficoltà. Quello che però spesso facciamo è fissare la nostra attenzione solo sul problema e andiamo alla ricerca delle possibili cause, rimuginiamo, non dormiamo, il nostro pensiero è talmente bloccato che non si hanno occhi per le possibili soluzioni.

In passato c’era la tendenza a cercare le ragioni per trovare una risoluzione, come alcune tipologie di psicoterapie che durano anni e anni per sviscerare tutto quello che c’è dietro… Negli ultimi decenni anche questo tipo di aiuto sta cambiando, sono nate terapie più brevi, counseling, coaching, proprio perché c’è la necessità di trovare in tempi rapidi soluzioni, in ogni ambito della propria vita, sia personale che privata.

Il tempo è cambiato, la frequenza è cambiata. E noi non possiamo fermarci.

L’accento va posto su come si presenta il problema nel preciso momento in cui si manifesta. Può essere utile immaginare come potrebbero percepirlo altre persone che conosciamo benedando al problema delle nuove prospettive. Una volta definito il problema, stabiliamo concretamente i cambiamenti che risolveranno il problema. Chiediamoci: cosa è necessario toccare, vedere, sentire e provare affinché si possa dire effettivamente che il problema è risolto. In questo modo avremo chiaro davanti a noi l’obiettivo e la realtà concreta che vogliamo raggiungere.

Valutiamo tutte le soluzioni tentate fino ad ora che non sono andate a buon fine: il più delle volte applichiamo le stesse strategie e, fallendo, non facciamo altro che alimentare ancora di più il problema. Portando l’attenzione su questi aspetti, capiremo almeno cosa non fare e cercheremo soluzioni alternative.

Mi è stata insegnata una tecnica che ormai uso in automatico: mi chiedo “se volessi peggiorare ulteriormente la situazione, cosa dovrei fare?” In questo modo escludo azioni senza dubbio fallimentari e sposto ancora di più la concentrazione sulla risoluzione, tentando proprio di visualizzare nei minimi dettagli le caratteristiche della situazione risolta.

La successiva cosa da fare è iniziare a muoversi verso il più piccolo cambiamento da realizzare: è fondamentale non affrontare il problema nella totalità, ma iniziare da cosa è più accessibile sul momento, proseguendo per piccoli passi verso la risoluzione finale. Sarà così possibile aggiustare progressivamente il tiro, tenendo sempre bene a mente dove si vuole arrivare in concreto e agendo in modo dinamico per far fronte a tutti i cambiamenti che si potrebbero presentare lungo il percorso.

Tutto questo va fatto procedendo a cuore aperto e avendo piena fiducia, considerando il problema come una fase della vita, un anello di congiunzione con quello che sarà.

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