Movimento. Tutta la nostra esistenza è basata sul movimento e ogni cosa comincia con un movimento. Pensate agli spermatozoi che corrono verso l’ovulo… Noi “iniziamo” con un movimento. E tutto il nostro organismo è in continuo movimento, pensiamo al cuore che pulsa, al sangue che fluisce, alle cellule che si organizzano e lavorano incessantemente… Tutto si muove anche se noi non ce ne rendiamo conto: i nostri organi continuano a funzionare anche quando stiamo dormendo. Tutto è perfetto in natura.

Prima di qualsiasi movimento però succede sempre qualcosa: Niente. Già… il Nulla. Foglio – matita – disegno. Buio – interruttore – luce. Silenzio – chitarra – suono. Etc. Etc.

Ogni parola che pronunciamo, ogni decisione che prendiamo, ogni movimento che facciamo, ogni azione che compiamo dovrebbe essere preceduta dal nulla. Vabbè ma allora è facile! Basta stare zitto e fermo prima di cominciare qualcosa, no?!

No! Mentre stiamo zitti e fermi, noi stiamo sicuramente pensando, i nostri apparati stanno certamente lavorando e intorno a noi tutto sta comunque avvenendo. Allora?!

La soluzione è imparare a creare il Silenzio mentale, stare con noi stessi in relazione con l’Universo. Quando si crea questa condizione il nostro ego non reagisce, non ci sono aspettative, giudizi, opinioni, pressioni, ragionamenti; possiamo ascoltare i veri bisogni della nostra Anima e tutto intorno a noi si muoverà affinché si realizzi quello che davvero ci serve. Questo stato si chiama Shuniya. Lo Zero.

Moltissime persone si lamentano di fare tanto e non ottenere i risultati adeguati a tanta fatica, a tanta energia spesa, a tanto tempo impiegato; e questo avviene nello studio, nella professione, nelle relazioni. Si corre continuamente. Ma per arrivare dove? A volte non è affatto definito quello che vogliamo. Quasi mai ci si chiede “ma davvero mi serve quella cosa?” oppure “ma davvero questo è il modo migliore per raggiungere il mio obiettivo?”… E spesso, se si arriva a porsi certe domande, si è anche abilissimi a trovare le risposte che possano mantenere in piedi tutti gli schemi mentali che ben ci sostengono da una vita.

Shuniya.

Per essere di successo ci si deve allenare a raggiungere Shuniya. La meditazione è il mezzo che ci conduce lì. Quando si è in questa dimensione non ci sono contrasti, non ci sono resistenze, si è a pieno contatto con la propria anima, bella e pura. Tutto questo può apparire come una “nuvola spirituale”… Ma ciò che io continuo a ripetere anche agli allievi nelle classi di Yoga è che la spiritualità è un mezzo per avere una concreta vita appagata. Yogi Bhajan era un uomo pratico e diffondendo il Kundalini Yoga, ha messo a disposizione “tecnologie meditative” adatte a noi stressati occidentali che dobbiamo fare inevitabilmente i conti con spazi e tempi che cambiano rapidamente. In Shuniya si riesce ad avere una visione chiara, si diviene intuitivi, si trovano le risposte. Mentre noi siamo immobili, tutto l’universo si muove, si creano le situazione necessarie alla realizzazione di quello che abbiamo deciso intuitivamente.

Rispettiamo queste regole:

  • meditiamo con impegno e pazienza. Non è semplice superare la barriera dell’ego, siamo molto strutturati. Per farlo iniziamo a disciplinarci. Serve. Non è rigidità, è necessità. Il tempo e lo spazio si trovano, senza scuse.
  • non muoviamoci. Quando siamo sotto pressione diamo ascolto alle nostre emozioni del momento, alle frustrazioni, ai fallimenti passati, agli schemi mentali, ci sentiamo schiavi del tempo e delle situazioni. Meglio non fare, piuttosto che essere “razionalmente o emotivamente impulsivi”. E’ opportuno staccare la spina. Non bevendo una birra con gli amici o partendo per un weekend in campagna: tutto sarebbe con noi comunque. Shuniya!
  • non illudiamoci di aver capito. Quante volte lo ripetiamo! Ormai ho capito questo, ormai ho capito quello, ormai so che va così, io so che sono così, faccio analisi da anni… Quando pensiamo di aver capito qualcosa probabilmente stiamo assecondando una parte della nostra mente ben strutturata. Quando davvero abbiamo fatto esperienza di quello che diciamo di aver capito non ne parleremo, semplicemente sarà cambiato qualcosa nella nostra vita.
  • non alleiamoci con chi è uguale a noi. Chi ci suggerisce esattamente quello che vogliamo sentirci dire non ci serve per evolvere. Quello che in qualche modo è per noi sfidante può accendere tante piccole lucine nella nostra mente.
  • non siamo approssimativi. Se lo fossero le nostre cellule sarebbe un grande problema. Avvicinandoci alla nostra anima (Shuniya!) sapremo benissimo cosa fare. Dobbiamo portare il focus su un obiettivo raggiungibile con i mezzi che abbiamo a disposizione al momento, selezionare le attività per raggiungerlo e agire. Non improvvisiamoci. Prepariamoci.
  • assumiamoci la responsabilità della nostra vita. Il mondo non è crudele. Le difficoltà esistono, non possiamo contrastarle. Spostiamo la nostra attenzione dal problema verso la soluzione. Cambiamo la modalità: c’è una situazione difficile, dolorosa. C’è. Invece di rimuginare sul perché, invece di passare le notti svegli a pensare al problema, cerchiamo possibili soluzioni (Shuniya!). A volte non si può risolvere (vedi una malattia di una persona cara, la fine di una relazione, i lutti), il dolore è potente e si sente, ma fa parte di un “movimento” che con “discrezione” ci mostrerà una nuova bellezza.

Per avere successo nella propria vita bisogna essere vicini a se stessi. E questo si impara. Con impegno, con regole, affrontando momenti di contestazione (verso chi è lì ad insegnartelo) e di auto-contestazione, sacrificando forse alcune cose, ma anche divertendosi. Più si praticherà, più sarà facile ricevere risposte rapide alle circostanze che viviamo.

Essere di successo non significa raggiungere uno scopo o essere infallibili. Essere di successo significa creare relazioni sane. Creare una relazione di fiducia con se stessi è il vero successo!

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