Quante volte ci siamo posti la domanda “meglio seguire le emozioni o la ragione?” Meglio riflettere o scegliere di pancia? Poeti, scrittori, artisti, filosofi hanno trascorso la loro vita a sostenere una o l’altra teoria… Siamo abituati a considerare la mente come la dimora della razionalità, del pensiero logico, e nel cuore o nella pancia lochiamo l’istinto, le emozioni. Alcuni quindi si definiscono razionali o riflessivi, altri istintivi e passionali.

Abbiamo tutti, comunque, la tendenza a cercare motivazioni, spiegazioni, anche per cose emotive che razionalmente è impossibile spiegare. Ciò che invece non osserviamo affatto sono le modalità con cui percepiamo quello che ci accade. Ogni evento viene processato dalla nostra mente secondo degli schemi. Agiamo continuamente per schemi automatici, certi che sia l’unica modalità esistente. Soffriamo, ma magari siamo certi di aver fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per non star male.

Immaginiamo l’omino che nasce già con un pacchetto pieno di “programmi”; cresce, fa esperienze (secondo quei programmi) e pian pianino aggiunge altri programmi. Poi aggiunge informazioni “di scarto”, ovvero tutte quelle informazioni da cui quotidianamente siamo investiti, che il cervello non riesce ad elaborare, perché eccessive o non necessarie. Poi le frustrazioni, i fallimenti, i dolori, le supposizioni, le parole non dette e quelle dette che non avrebbe voluto pronunciare, quello che pensa di essere, il modo in cui si vede… Tutto il bagaglio emotivo, il proprio ego in quello zainetto pesante! Ed ecco che non si trovano soluzioni, che ci si sente persi, il blackout. Non esiste il cuore, non esiste la testa: esiste la mente che ci  guida secondo i propri programmi.

Secondo la filosofia del Kundalini Yoga, le “risposte” che cerchiamo sono oltre la mente. Se percepiamo e elaboriamo secondo gli schemi che conosciamo, ascoltando il nostro ego, non andiamo avanti, ci incagliamo sempre nello stesso tipo di “problematiche”. Quello che ci aiuta a fare il Kundalini Yoga è allenare la percezione, lintuito. Sarà sicuramente capitato a tutti di riuscire a venire a capo di un problema con “una lampadina che si accende”, magari dopo vari tentativi. Quell’idea geniale e risolutrice probabilmente è frutto dell’intuito. Per un istante si blocca il lavorio mentale e arriva la soluzione. Una soluzione che con sensazioni o idee dettate dai nostri programmi non sarebbe arrivata, una soluzione che sembra non appartenerci. Eppure qualcosa viene risolto.

La nostra anima (non sentimenti, non emozioni, non sensazioni…) possiede tutte le risposte. Dobbiamo fidarci di noi, lavorare sulla connessione con noi stessi, rispetto all’infinito. Quando affermiamo di aver chiaro un concetto, di aver capito, non è sempre vero, o potrebbe non essere sufficiente: potremmo aver compreso sempre attraverso quel famoso bagaglio di schemi; potremmo aver compreso razionalmente, ma non averne fatto esperienza… Quando davvero la nostra anima, la nostra essenza, ha fatto esperienza di qualcosa, ce ne accorgeremo, semplicemente osservando che non incontriamo più quel tipo di problema. Lì avremo davvero capito ad ogni livello.

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