Le relazioni possono essere complicate. Anche quando si prova amore. Sono da gestire. L’amore è semplice. E’ lì. Ma l’amore viene portato in giro da persone che lo vogliono donare e ricevere. Io ti dò amore, tu mi dai amore; o più specificatamente: io ti do amore se tu me lo ridai come dico io. Parlo di coppia, ma anche di famiglia, di amicizia.

Mi è rimasta impressa una lettura di Yogi Bhajan che grossomodo diceva così: se inviti un amico a cena, gli prepari da mangiare, apparecchi, gli apri le porte di casa tua, gli stai offrendo qualcosa. Non inviti un amico dicendogli “portati da mangiare” o aspettandoti che si presenti vestito e pettinato in un certo modo. Se vuoi il dolce, magari, puoi chiedergli di portarlo, perché non è detto che lui ci pensi. La relazione dovrebbe funzionare come un invito a cena: io sono felice di stare con te, ti invito e ti offro qualcosa. Tu sei felice di stare con me, ti fai bello, vieni a cena, porti anche il dolce, se hai piacere nel farlo. Facile no?! La realtà è ben diversa. Ci si aspetta cose che l’altro debba carpire “segnali”, scontati per chi li lancia, sconosciuti o totalmente inesistenti per l’altro.

Ognuno nasce con un proprio bagaglio di “cose da risolvere”, e man mano che va avanti nella vita, nel migliore dei casi, rimpiazza un po’ di quel carico con altre cose o, peggio, ci infila altra roba dentro. E camminando per la sua strada intreccia relazioni con altri individui “bagagliati”. Ma spesso non si conosce il contenuto della propria valigia e, di certo, si ignora anche quello della valigia dell’altro; chissà, ci potrebbe essere un pezzo che si incastra perfettamente con un pezzo contenuto nel proprio bagaglio, così da poterlo lasciare lì, e proseguire entrambi con un carico più leggero.

Parlando in termini meno fiabeschi: il subconscio di ognuno di noi è pieno di atteggiamenti, di modalità di pensiero e comportamento, di schemi ereditati e costruiti, di cui il più delle volte non se ne ha consapevolezza. E si continua ad agire da quelli, perdendo di vista l’amore, con un risultato infelice, a cui si finisce per abituarsi. Con questo discorso non vorrei spingere tutti ad un ostentato e plasticoso Peace & Love, ma vorrei incoraggiare a osservare e “usare” le relazioni che si intraprendono. Gli incontri non sono casuali, anzi possono essere il motivo per aprire la propria valigia e alleggerirla.

Quando una dinamica si ripete, quando si perde il contatto con la propria fonte di amore, bisogna fermarsi un momento, e tornare a sentire quel nucleo; solo così si potrà trovare la modalità per buttare via qualcosa che ostacola il contatto con la propria felicità. Ogni incontro è un’occasione per risentire quella scintilla di amore infinito in se stessi. Il Kundalini Yoga questo aiuta a farlo. Basta volere uscir fuori dalle storie che ci si racconta e abbracciare il proprio cuore!

Nessuno sarà mai esattamente come si desidera, perché nessuno sarà mai in grado di riempire un bisogno del proprio subconscio. Sì, qualcuno può ricoprirti di attenzioni, ma non saranno mai abbastanza. Solo aprendosi a se stessi, ci si può mettere nelle condizioni di avere relazioni felici. E’ un impegno, costante, ma non più faticoso del continuare a indossare maschere. E se si inizia a fare, vi assicuro, nella vita si vede.

Si può avere solo ciò che si può amare. Yogi Bhajan

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