Hey tu… Che cos’è per te la felicità? Prima di continuare a leggere fermati un momento. Pensaci. Cosa ti viene in mente? Cosa senti?

Spesso crediamo che la felicità ci sia quando otteniamo ciò che vogliamo; che derivi dal soddisfare i propri desideri. Beh, sicuramente in questo caso c’è appagamento, contentezza, ma se perdiamo l’oggetto della nostra presunta felicità? Nella visione yogica, siamo più felici quando siamo in grado di elevare qualcuno o trasformare una dura realtà, una situazione difficile, anche se ci costa qualcosa, spesso molto. Non si tratta di “semplice” aiuto, ma di cuore aperto e fiducia (da un po’ di tempo è diventato il mio motto); questo arriva quando nutriamo una fiducia immensa in quel che può essere, in quello che non è calcolato, nella nostra relazione con l’infinito.

Nel Kundalini Yoga, lavorando sui centri superiori, iniziamo a sperimentare le nostre vite come parte di un ciclo infinito di donazioni. Diamo agli altri. Anche se non c’è alcun ritorno apparente. Non c’è mancanza, nessuna paura e nessuna reazione. L’infinito ci dà. E la felicità viene dall’essere in quel flusso.

Ci sono specifici passi da compiere verso la felicità. Sette. Ogni passo si basa sul prossimo. Come dei gradini da salire. Questa “passeggiata” ci porta a sostenere che la felicità è il risultato dello sviluppo della nostra coscienza e dell’evoluzione della nostra personalità.

Il primo passo è l’impegno. E’ necessario in ogni cosa. Per preparare un piatto di pasta ci vuole un certo impegno, per allevare un gattino un altro, ma qualsiasi cosa da fare richiede un attento impegno.

L’impegno ti dà carattere. Ma attenzione: il carattere non è pensare di sapere come siamo fatti; il carattere è quando tutte le nostre caratteristiche, tutte le sfaccettature, le tendenze, i difetti e le azioni sono sotto il tuo controllo. Ribadisco un concetto: non significa essere senza emozioni o perfetti, ma essere consapevoli di cosa si prova e di cosa si sta facendo.

Il carattere ti dà dignità, terzo passo. Piaci alle persone e le persone iniziano a credere in te e a rispettarti.

La dignità ti darà divinità. Le persone non guardano se sei alto o basso, buono o cattivo… Si fidano di te per come sei.

E la divinità ti dà grazia. La grazia è quello stato in cui non c’è distanza e non c’è separazione tra te e l’altro.

La grazia ti rende in grado di poter sostenere il sacrificio. Puoi sopportare qualsiasi dolore per quella persona.

Quel sacrificio ti porta alla FELICITÀ.

Ci sono eventi molto duri nell’esistenza di alcune persone. Alcune si chiedono e mi chiedono il perchè. Ed io potrei intraprendere discorsi “filosofeggianti” in cui credo, ma non so se servirebbe. A parer mio, loro sono “costretti” a fare questi passi un po’ troppo di corsa. E di certo avrebbero preferito di gran lunga passare una vita “normale”. Ecco… A loro mi sento di dire una cosa: non fermatevi al sesto gradino, lì so che ci siete arrivati. Quando è il momento, salite l’ultimo e poi raccontatemi com’è. Sat Nam

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