Non esiste quasi niente nella mente che non ci sia stato raccontato. Sin da piccoli i genitori ci danno informazioni utili alla nostra sopravvivenza: il fuoco brucia, l’acqua bagna, il cibo nutre, ecc. ecc. Ma spesso aggiungono a queste informazioni i loro vissuti e le loro opinioni che possono modificare il nostro modo di conoscere o vedere le cose. Esempio: “l’inverno fa freddo e non si esce da casa“, in Islanda i neonati vengono fatti addormentare fuori casa per temprarli; capite bene che l’idea del freddo di un bambino italiano e di un bambino nordeuropeo non possono che essere diverse. Per questo molti concetti, molte sensazioni, molte convinzioni, ci sfuggono a livello intimo: spesso abbiamo un’idea pre-formata di quello che ci accade. Parliamo di amore, parliamo di dolore, parliamo di morte, parliamo di molte cose, ma di quante abbiamo avuto la nostra Personale Esperienza? Quante situazioni abbiamo davvero vissuto “a modo nostro”? Pollici su per la famiglia, pollici giù per l’isolamento; pollici su per la vita, pollici giù per la morte; pollici su per il sole, pollici giù per la pioggia. Ad ogni cosa diamo un’eccezione positiva o negativa. E ci dimentichiamo che fin da piccoli non sono state sempre sufficienti le raccomandazioni dei genitori: a volte abbiamo dovuto mettere il ditino sulla fiamma per comprendere realmente che era molto molto caldo fino a provocarci dolore, e a quel punto la mente codifica e incamera in maniera diretta.

L’esperienza autentica si ha quando non esistono polarità, non c’è giudizio, c’è solo l’esperienza. In tanti l’abbiamo capito, razionalmente. Ma in quante occasioni nella nostra vita abbiamo davvero fatto esperienza di qualcosa?
Tante volte ascolto o leggo frasi importanti,  ben assemblate, e quante volte mi ritrovo a sentire il vuoto dietro quelle parole. L’intenzione magari c’è, ma davvero il corpo, la mente, l’anima sanno di cosa parlano? Ne hanno fatto esperienza?
Io non ho vissuto a pieno moltissime cose, molte le ho studiate, le ho capite, di molte ne ho una mia idea, una mia opinione, di altre ho i racconti di persone. Ma non sento più il bisogno di prender”Ci” in giro, riconosco benissimo ciò che è ormai mio e ciò che mi piacerebbe fosse mio, le tante parole pronunciate per parlare o un’unica detta davvero per comunicare, la foto fatta per far vedere o per il piacere di condividere, le situazioni a cui partecipo perché devo o quelle a cui prendo parte perchè ne sono felice. Non si tratta di essere rigidi, ma consapevoli. Anche l'”errore” consapevole vi assicuro ha un peso diverso. Quindi sbagliate pure, ma fatelo senza raccontarvela, fatelo sapendo che lo state facendo e che probabilmente potrà servirvi.
Tutto intorno a noi può cambiare, l’unica cosa che non cambia è il nostro centro e lì ci dobbiamo aggrappare. Pulire la nostra mente da tutto ciò che è in più, spostare l’attenzione da tutto quello che è un sentito dire a quello che è il nostro sentire, senza giudizio, senza preconcetti, senza emozioni associate, senza personalità, solo il nostro nucleo. Una tavola d’aria trasparente dove poter scrivere il nostro IO.

Non abbiate idee, fate esperienze.

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